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10 luglio 2006
E qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure.
C'erano scritte una serie di cose, qui, come il fatto che non vedevo il motivo di trasferirmi su un altro blog. Ora però un motivo lo vedo, e forse più di uno. Nella mia vita sta cambiando tutto e magari scrivere da un'altra parte vuol dire accettare questi cambiamenti, non solo parlarne. Magari, dico. Perchè poi non è mica tutto così semplice.
Mi trasferisco qui: www.unasonatanotturna.splinder.com (davanti a sonata notturna c'è "una", Nb)
Ma qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure.
| inviato da il 10/7/2006 alle 20:33 | |
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2 luglio 2006
Cento.
Tornata volontariamente in anticipo da una festa che, più che festa, somigliava molto ad una taverna dei sobborghi di Strasburgo visitata da signorine ben poco a modo. E visto che non avevo intenzione di festeggiare, non così, via. Mi piace, il via, il prendere la macchina e andarmene e vaffambagno, perchè oggi è finito qualcosa e l'idea di ciò che sta per aprirsi davanti a me spaventa, mi trema tra le mani, mi rende dura e decisa con ciò o chi non sopporto, mi addolcisce con chi mi suona il claxon per i complimenti e mi chiede un gelato, con chi mi accetta per quello che sono e con chi non ha bisogno di scolarsi litri di alcool per sentirsi qualcuno. Il fatto è che qualcuno io mi ci sento e se voglio gioco a fare l'arrogante, arbiter petroniano, super partes, tra presunzione e modesta consapevolezza. Mai come ora la voglia di andarmene di qui si impossessa dei miei sogni, mi culla nel nulla nel tutto di ciò che sarò, potrò, vorrò. Mai come ora la soddisfazione che ho di me è qui, è personale, è un mio sì, forse normale. E la stanchezza è un mio dolce mondo, sentita nel profondo, padrona di tutti i sensi, immensi sforzi, immense nottate, preziose ricompense. Batte e ribatte quel numero in testa. Non sono mai stata un numero né mai lo sarò. Ma ora accanto al mio nome c'è un cento/centesimi. 100/100
Davanti a me ho tutto e niente. Ma ora posso afferrare un volante ed andare via da una festa. Posso afferrare me stessa e portarmi dove voglio, dov'è il sogno, dove mi ero messa nei sogni di una volta, tolta la patina di finti bisogni, eccomi qua. E cambia tutto, e chissà ciò che sarò. E panta reì, ma questa volta, la vita, è la mia.
| inviato da il 2/7/2006 alle 1:6 | |
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28 giugno 2006
PAX SENSORUM.
8.05 Firma - Tesina: tragodìa kaì mousikè - musica nella società antica - generi e armonie - tragediografi- strumenti - Baccanti: traduzione - commento Baccanti - domande interessate su fonti della tesina- coro - Hugo (?) - Schlegel - Manzoni - D'annunzio - Oscar Wilde's preface - "beauty is truth and truth is beauty" (Keats) - forza di Lorenz - il vettore di campo magnetico - il campo elettrico - Caravaggio: riposo dopo la fuga in Egitto - Suonatore di Liuto - Raffaello: stanza della signatura - sistema limbico e memoria - struttura neurone - malattie autoimmunitarie - la velocità come qualità motoria - lo stimolo motorio - il melodramma tardo rinascimentale (?) - la morte di Wagner (ah, mondieu!)- Pino:" fammi una riflessione filosofica sul senso della musica nel coro antico e su quella contemporanea (discoteche), non è affatto semplice"- mea philosophica reflessio - accenni a Nietzsche - Pino: "Prof. Fel., è soddisfatto di questa risposta di F.?" "Io di F. sono soddisfatto in generale"- tema 14 - versione 13 (!) ("è una delle versioni migliori") - III prova 14 - Fine. 9.05 del 28/06/05, ventottozeroseizerocinque.
"E adesso cosa farai?"
Quidquid volo. Et vòlo e volo. Sorvolo su questa mattina, su queste notti e su questi giorni. Volo sulla mia stanchezza. Ho finito alle 2 di notte con ripasso-fisica. Fino alle 3 ho letto greco. Alle 4 ancora mi rigiravo nel letto. Alle 5 e mezza mi sono alzata. Alle 7 ho finito con ripasso-biologia. Dalle 7 e mezza alle 7.45 ho letto inglese in macchina. Questa notte ho dormito un'ora e mezza, le altre, al più, tre ore di fila. Mai faticato così tanto. Mai la quiete dopo la tempesta fu tanto dolce. E mi perdo in questa stanchezza, ebbrezza orgiastica, mastica bene le nozioni e gettale, via, sono solo mia, ora.
Saluto. E me ne vado. Via, ora sì, vado via, verso cosa ancora non lo so, ma sarà la mia vita.
"Ma, cara F., lei suona qualche strumento?". Gli altri prof. insorgono. Certo.
| inviato da il 28/6/2006 alle 10:39 | |
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24 giugno 2006
Mà, Dì, oùk ègoge!
Solo per dire che questo caldo non mi aiuta per niente a preparare 4 giorni un orale che potrebbe portare la mia faccina sul giornale. Sì, perchè ho preso 41/45 negli scritti. Non ho ancora ricevuto i risultati delle prove separate. Ma credo, già, credo ci sia una buona possibilità che io abbia preso 15/15 nel tema. Il mio "uomo heideggerianamente 'gettato' in situazioni culturali ed intime che ne costituiscono e al tempo stesso ne mettono in discussione le aspettative" insieme alla citazione "ma l'aspettativa, il sogno, talvolta risulta, come direbbe Dostoevsky, un sorso di delizioso e raffinato veleno" ed alla "angoscia kirkegaardiana che attraversa l'uomo nel momento del distacco e nella coseguente scelta radicale che spesso ne deriva: la coscienza vive una libertà intesa come possibilità per la possibilità, in cui nella solitudine della scelta si sperimenta lo smarrimento, il senso del vuoto, l'inconoscibilità del futuro" forse hanno avuto notevole successo. Abbraccio platonicamente il Pino -per ora-. Ora. Ho troppe, troppe cose da fare per l'orale e ho il terrore che mi si chieda qualcosa cui non so minimamente rispondere. Ho il terrore di sciogliermi nell'afa, di diventare un ghiacciolo all'anice del Gelagola e di farmi dolcemente sfiorare dai raggi del sole fino a diventare un succo d'anice che no, un orale non lo può sostenere. Non si è mai visto un succo d'anice che parla dinnanzi ad una commissione. Ora che ci penso, però, nemmeno un ghiacciolo. Sì, in quanto donna heideggerianamente gettata in determinate situazioni, viste tali situazioni, queste prove consecutive, quei titoli discutibili, quel Plutarco, questo mio anno, pieno di me e di vita e di cose brutte e belle, posso ritenermi soddisfatta -per ora-. Ma continuerò a non dormire, nella consapevolezza che non è finita qui. Tuttavia la consapevolezza di essere già promossa, di avere una maturità classica nel mio eastpack (bordeaux?) mentale, senza nemmeno aver fatto gli orali, è un sollievo, almeno quanto la certezza che, se dovessi presentarmi mercoledì e fare scena muta, mettendo solo la mia firma, non me ne andrei via con meno di 74. Be', ma pensiamo ad altro. MA, DI', OUK EGOGE!
| inviato da il 24/6/2006 alle 16:49 | |
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20 giugno 2006
Coscienza, voglia e malattia. Notte prima degli esami.
Sta crescendo come il vento questa vita mia, sta crescendo questa smania che mi porta via, sta crescendo, come me. Coscienza, voglia e malattia di una canzone ancora mia. Nasce qui da te, qui davanti a te, Giulio Cesare.
Forse esco, o forse aspetto qualcuno, o forse resto qui, perchè va bene così, non è necessario sfidare la strada per questa notte, per questi giorni che ormai sono qui, dopo un anno di scommesse, di frasi ammesse, rimosse, di rimesse laterali dagli angoli dei sogni. Forse mi emoziono, o forse sto tranquilla, anima fragile, anima forte, sfido il vento che non c'è, sfido la mia notte da sola, nella mia consapevolezza, nelle mie note.
Sconosciuto il mio futuro dentro me, e mio padre una montagna troppo alta da scalare, e il paese una coscienza popolare.
O magari scrivo veloci parole lontane e vicine, frasi di canzoni di quando ero bimba, di quando sentivo parlare di maturità, di amore e sogni, di libertà, di voglia di vivere e ancora non capivo, ancora no, non sapevo. E ora sono qui, sono coscienza voglia e malattia, sono la e nella mia notte. Frasi di canzoni che ora parlano di me, che vivo da sempre e rimpiango da mai.
Stasera al solito posto la luna sembra strana.
Di vita ne ho vissuta abbastanza per far mio quel giro di accordi: do-mim7-lam-do, e scala dal sol al mibemolle. Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla. Di vita ne ho vissuta abbastanza anche per riconoscere l'importanza di questi momenti, e lo scorrere del tempo da quando alle elementari la voce del tg diceva "anche gli studenti del liceo classico hanno affrontato la loro prova di maturità" e io pensavo "bello, però, il nome 'liceo classico', magari lo faccio anch'io...papà, ma al liceo classico è quello dove va chi vuole scrivere?", immaginando un corridoio lungo, austero ed elegante, un pavimento in marmo e una ballerina di danza classica, in dissolvenza vicino alle finestre di luce di quel corridoio. Corridoi con pavimenti in marmo e finestroni di luce magica non ne ho mai visti.
Ma questa notte è ancora nostra.
Il senso di libertà è radicato in me almeno quando i martelletti di un pianoforte, e mi martella cuore e anima, pienezza di vita, armonia dissonante e unica, presente che diventerà ricordo sfumato di attimi, di tutto, di niente. E' una sera di Giugno, di un Giugno caldo e afoso, è solo una sera di Giugno: scorre e rintocca, corre e tocca i sensi, sfiora fiori di sogni e speranze, aspettative, ansie recidive, sicure e insicure scelte, dolci, effimere paure. E' tutto qui, ora.
Ore 21.42: squilla il telefono. Sento al di là della cornetta le note della canzone che sto ascoltando io, quasi in contemporanea. "Ci apri?" E allora si apre il cancello, si mangia una torta (grazie Ari, grazie grazie), si parla con disconnessioni di Coulomb, Shopenauer, il Pinguino de Longhi, il Mocio, "stronzi di merda"-word-, la cannella, Svevo, la befana, "Pelloux-è-quello-di-Bava-Beccaris", il radio è esterno, perchè "ràdios vuol dire facile, ed è più facile prenderle dall'esterno le cose, quindi il radio è esterno, l'ulna è interna", "ma Guglielmo II...mmhh...naaah", e le piante grasse Spinolo, Giuggiola, Sololo, Pelloux, Anomolo. E poi sente musica, e poi si spegne tutto, e si suona. Accordi, quelli che prima sentivo solo. E Odissea Veneziana, quella che un po' ho dentro, lì, che vibra.
Si accendono le luci qui sul palco, ma quanti amici intorno, che viene voglia di cantare. Forse cambiati, certo, un po' diversi, ma con la voglia ancora di cambiare.
Qualche scatto, e sms che arrivano... e questa notte è ancora nostra.     
| inviato da il 20/6/2006 alle 21:43 | |
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18 giugno 2006
La gluconeogenesi di Giugno si è interrotta.
L'altra sera s'era tutti sieri di speranza di non voglia e d'incoscienza. Questa sera, son sicura, è una chimera.
Dura poco l'illusione di un attimo di respiro. Quando tutto questo sarà finito, dentro di me un popolo di gnomi e folletti festeggerà danzante una nuova era, il caldo sarà ad un tratto sopportabile, millemila nozioni scompariranno magicamente e per la prima volta dopo tanto tempo sarò contenta di tale fenomeno di dimenticanza a lungo termine, cui il mio sistema neuronale, c'è da riconoscerglielo, non si è mai sottratto. Engramma encefalico della sottoscritta: unico, grande solco. Purtroppo ciò non ha risultati riscontrabili nell'immediato, ciò di cui necessiterei, tra l'altro.
Pubblicità per il sociale: Title: "REGALIAMO UNA MERENDA A GIUGNO" Soundtrack by studioaperto (appositamente in minuscolo). Various pictures: primo piano con mare, fiori, alberi, il piccolo Giugno che fa il bagno. Sullo sfondo: fiamme (saranno libri?). External voice tells the story:
"C'era una volta Giugno. Giugno era un mesetto tanto carino, sereno e profumato. Mese di spensierati pensieri. In tutti i suoi giorni, Giugno, mangiava come merenda il dolcefarniente, la merenda buona e nutriente (!). Il dolcefarniente era una merenda, appunto, buona e nutriente, fatta lievitare sotto un bianco tovagliolo. Grazie a quella tanto sana e gustosa merenda Giugno si sentiva forte come Hollyebenji e dolce come Hellokitty. Ma ora, ora Giugno non c'è più. Un evento cattivo l'ha portato via, e Giugno non sogna più, ma soprattutto, Giugno non fa più merenda. Il piccolo Giugno ha incubi, sogna di trovarsi su un banco di scuola alla fine dei suoi giorni, sì, proprio alla fine dei suoi giorni, quando si sentirebbe ormai stanco e affaticato e dovrebbe solo riposare e far merenda, lasciando spazio al cuginetto Luglio. Diamo una mano al nostro Giugno a riconquistare la spensieratezza che lo caratterizza. Dona la tua firma per l'abolizione degli esami di maturità e su questa opera vedrai scritto il tuo nome...il tuo nome...il tuo nome...il tuo nome -voce sfumata, target: ipnosi ed incoscienza dello spettatore-". Stop (dimentico!).
Dicevo, l'altra sera s'era tutti sieri di speranza di non voglia e d'incoscienza.   Questa sera, ahimè lassa, è una chimera.
| inviato da il 18/6/2006 alle 20:39 | |
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13 giugno 2006
Suoni di oboe lontani.
Via questa patina di tragica ironia maturante maturanda ma-tu-basta. Metto la mia musica, solo mia, indiscretamente mia, dissonarmonicamente, io. Satie e Debussy: gymnopedie. Un po' je suis l'empire, un po' je suis. Violini e arpe e ottoni e un oboe che sale dal nulla. Oboe rimbomba di balli di bolle. [...e...o...boh-e] E poi andiamo di Traviata, che le quarte discendenti quando ti entrano dentro non se ne vanno più, e anche le sere di giugno così belle da uscire e così brutte da studiare sembrano più dolci, con una quarta discendente, impercettibile e presente. E andiamo anche di Casta Diva, di una Norma che normale non è, di magia della natura [tà pànta], di foglie di giugno che si muovono argentate, inargentate, di "sacre e antiche piante", e il bel sembiante, corro rincorro i miei sibemolle, i miei sì e basta, i miei no di carta, i miei sì di sosta, i miei no, imposta. [...e...sai...per-chè] E poi il piano. Solo. Un po' mi prende e un po' mi lascia, un po' lo prendo e un po' lo lascio, un po' mi afferro e un po' mi sfuggo: tra gli arpeggi è un gioco di specchi, di veli, tra il bianco riflesso luce che stana, che strana, che vive, che è melodia e non si può mai spiegare, se non è tua, sua, se non è mia. Claire de lune. Dita che sanno dove andare, che suonano le lettere, che suonano uno schermo bianco e nero, vero? Chiudo gli occhi e sono sui tasti, basso di mibemolle. Silenzio. [...è...un sì...di-re] E adesso suonalo, questo spartito di parole. Via questa patina di tragica ironia maturanda maturante un po' saccente.
Rime interne effimere eterne fine.
| inviato da il 13/6/2006 alle 21:44 | |
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12 giugno 2006
Quadri. Impressionisti.
Questa presa per i fondelli va avanti da un anno. Ascoltare le persone che mi dicevano che era solo una mia impressione, che no, mica mi poteva rovinare la pagella, non ha sortito alcun tipo di effetto. La ragione, ahimèlassaevaffa, era dalla mia parte. Fino a ieri ero convinta di poterci parlare, quando sarebbe finito tutto, ora sento solo il desiderio di sputarle in un occhio. E' normale? Va bene? Va male? Va bene. Dicono tutti così. Sì, perchè bisogna guardare quello che guardano tutti. Così guardo, osservo. Osservo la mia bella media e i miei 8 punti che, sommati ai 6 del terzo anno e ai 6 dell'anno scorso, danno un totale di 20/20. Evviva i numerini. Io sono quei numerini, eccomi lì, sono un bellissimo 20 di cui ora come ora me ne frega assai relativamente. Io, se vinco la guerra ma perdo la battaglia a cui tenevo di più, non gioisco. Ma questa non è mica una guerra, sono solo quadri, impressioni, quadri impressionisti, numerini. Quindi. Gioiamo insieme, gaudenti.
| inviato da il 12/6/2006 alle 11:38 | |
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11 giugno 2006
Pausa.
Pur non avendo concluso filosofia, sono passata abilmente al ripasso di fisica, che è come la mia glaziosa insegnante: intelessante ma sopolifela. Così, pausa, o almeno qualcosa che le rassomiglia vagamente, visto che mi sento terribilmente in colpa. Evviva evviva. Prima, Studio Aperto, lo detestavo. Ora lo depreco. Il 90% dei servizi, tra un cane morto e i fratellini da ritrovare (ognuno con una bella e struggente colonna sonora), riguarda gli studenti che hanno finito scuola e che si tuffano nella limpida e fresca acqua del mare. Io mi sento peggio di Dio prima del diluvio universale: li annegherei tutti. Questo sarcasmo maturando e una sorta di ironia tragica si stanno impossessando di me, parlerei di enthousiasmòs, ma visto che greco non l'ho ancora aperto e dubito di farlo prima del 23, meglio rinviare colti rimandi a data da destinarsi. Ho notato che molti riferimenti scolastici che scrivo qui, inspiegabilmente, me li ricordo: ad esempio, l'unica cosa che mi ricordo di Raffaello, a parte le stanze del suddetto, è che ha dipinto, cercando di farlo sembrare meno imbarazzante, lo strabismo del Fedra, nobiloccio grassoccio e sudiaticcio, fatto di cui avevo scritto mezza riga quest'inverno. Quindi, vorrete scusarmi, ma unirò l'utile al dilettevole scrivendo frasi e concetti topos che spero di non dimenticarmi nel giro di un paio di giorni, come solitamente succede, così, tra una frase e l'altra, non si sa mai che mi rimangano in testa. Ad esempio, potrei scrivere così, dal nulla, che l'idea logica corrisponde alla totalità delle determinazioni concettuali, nel loro dispiegamento dialettico, ma come parti di un unico movimento, che è il pensiero stesso. Ieri sera ho scoperto che teoricamente siamo tutti sulla stessa barca; teoricamente, ovvio, praticamente no, perchè nella mia classe c'è sempre gente che si diverte ad affermare di essere messa malissimo e a prendere 9 un secondo dopo. Io no: quando le cose le so non dico di non saperle. Ora, non le so. Ma lo sapevate che l'infinito "buono" è il movimento stesso del finito che, negato dall'infinito, torna a se stesso negando la negazione (essere per sè = mobile e vivente unità)? Ora, nel caso, lo sapete, una cosa del genere può sempre tornare utile. Si è deciso per una grigliata a casa mia il 23 giugno sera, la cosa è un po' da organizzare, ma se gli scritti non mi andranno da far schifo, caso in cui sprofonderei in una non biasimabile depressione, se po' fa'. A (discutibile) proposito, il concetto è sinonimo di autosviluppo, un pensiero che afferma se stesso e tutte le sue determinazioni; un soggetto attivo nel processo di differenziazione, con cui si crea l'apparato delle categorie. Be', la maturità fa diventar scemi, sto sperimentando anche questo, oltre all'ansia.

Ora passerò ad un'opera di sociale divulgazione mediatica: non andate al messicano di Berghem, e se ci siete già stati non ci tornate: costi a parte, servizio schifabile a parte, ci sono i vermi nel piatto.
Dimenticavo: il flusso del campo elettrico dipende in modo direttamente proporzionale alle cariche sorgenti Q che generano il campo, dipende dal mezzo epsilon, ma non dipende né dalla forma né dall'estensione delle superfici che circondano le cariche (superfici gaussiane).
| inviato da il 11/6/2006 alle 18:25 | |
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8 giugno 2006
Tic-tac-tic-tac-tic-tac-toc. Aggiornamento.
Sono quasi le sette e tutto va male. Rifacciamo. Sono quasi le sette e io sono quasi alla fine di Hegel. Dal momento che ho riafferrato la consapevolezza di essere l'assoluto, in modo tale da rendere l'assoluto consapevole dell'identità dialettica tra pensiero ed essere, e quindi sono giunta ad un sapere assoluto, cioè a vedere con gli occhi del dio idealista, ho capito cosa c'è che non va nella parola m a t u r i t à, ovvero ho finalmente compreso perchè le persone preferirebbero evitarla: ansia. Mentre sfoglio le mie centinia di pagine di appunti rapisce la mia mente la consapevolezza delle centinaia e centinaia di nozioni che non ho e delle ventine che, pur fatte rientrare a forza nel mio sistema neuronale ieri, già non rimembro più. La maturità è ansiolitica, ansiogena, ha un substrato essenziale e percettivo di ansia, pura, spontanea e libera ansia. Rivediamo insieme i tre principi di Fichte. 1) L'io afferma se stesso assolutamente. 2) L'io assoluto oppone a se stesso un non-io altrettanto assoluto. 3) Nell'io assoluto, all'io divisibile si oppone un non-io altrettanto divisibile. Rielaborazione. 1) La maturità afferma se stessa assolutamente. 2) La maturità assoluta oppone a se stessa un'ansia altrettanto assoluta. 3) Nella maturità assoluta, alla maturità inevitabile si oppone un'ansia altrettanto inevitabile. Filare, fila. Sapere che ci sono persone messe come o peggio di me non mi consola. Sapere che ci sono persone messe meglio di me, come si può intuire, non mi consola. Mi consolerebbe sentire dire da Padoa Schioppa, che con l'istruzione non c'entra niente, ma è un omino in gamba, credibile e soprattutto pacatamente rassicurante, che non solo il governo -vecchio e nuovo, qui si parla del sistema- si è reso conto di aver fatto un'eufemistica minchiata anticipando la terza prova al 23 causa referendum, ma inoltre (sed etiam) comunichi quantomeno che, per farsi perdonare, si posteciperà al 28. Ecco, quei 5 giorni in più mi servirebbero, nel caso li baratto con un paio di giorni in meno all'orale, tanto lì, via il dente via il dolore. Mi alzo la mattina studio mangio studio suono poco studio guardo la tele un'ora crollo. Con un programma del genere, rischio di arrivare alla fine con qualche materia mancante. E che non si parli di latino e greco in terza prova, altrimenti è la fine. Serve Thana, urge una soffiata sulle materie. In tutto questo ambaradà, avrei anche una vita sociale. Infatti ora vado a prendere il prosciutto dalle Sorelle.
| inviato da il 8/6/2006 alle 19:8 | |
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Ri-tratto. Ego-lego qualche tatto in un re (minore): re-traho. Non so ciò che sarò, ciò che diventerò. Sere d'estate, sere di speranze suonate. Sognando il mare e le brezze leggere, un pianoforte a coda su cui viaggiare, svuotare la mente come chi sente di non dover aggiungere. Niente. Rime interne effimere eterne fine. Suono le mie mancanze e vivo degli attimi che le colmano [tra le foglie che cadono e i venti che suonano]. Mi nutro di attimi, di attimi progetto la vita, getto le reti pescando dai sogni, bisogni lontani di mani che non ci son più. Vivo di me, dei miei se, dei perchè. Avanzo cercando, volendo, trovando risposte o lasciandole lì, dietro veli leggeri di forse e di sì. Amo il profumo del cielo lontano, il profumo del mare, di un fiore, di un orto, di un libro risorto dal nulla, culla alla mia conoscenza. Eleganza nei gesti, dissolvenza dei resti di una dolce sonata. Amo restare incantata. Calpestando un palco di adrenalina, suonando i miei brividi, un sibemolle o un tratto-di-re: qui, un po' di me.
Guardami sfiorare una nota e vivere di quello che mi dà. Senza chiedere niente di più, senza chiedere niente. L'impercettibile essenza di ciò che sono sfuma il p o r p o r a in un cuore pulsante. Armonia in dissonanza.

La perfezione nei gesti, nelle parole, dentro. Equilibrio. Un medèn àgan che fa bene al cuore.

"Ascoltando la Carmen si diviene noi stessi un capolavoro" (Nietzsche). E poi, e poi c'è il t e m p o da fermare.

Creando la mia armonia.

"Perchè la musica, lo sai, davvero non l'ho mai tradita".

"One love One blood One life You got to do what you should One life with each other Sisters, brothers One life" Spaciba.

Pànta reì. Ma quelle luci, quelle luci rimarranno sempre.

"Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un'esistenza felice, la più grande è l'amicizia" (Epicuro)

"E con sì dolci note, che fece me a me uscir di mente" (Dante, Purgatorio)

"Un altro sogno! Un altro sorso di quel delizioso, raffinato veleno" (Dostoevsky, Le notti bianche)
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